Le colpe dei padri e gli attacchi alle donne. Rula Jebreal era stata travolta dalle critiche per aver postato su Twitter la storia del papà del futuro premier Giorgia Meloni, arrestato per narcotraffico quasi 30 anni fa dopo aver abbandonato le figlie. Anche se aveva sottolineato che le colpe del papà non erano della figlia, come quelle di alcuni stranieri non sono di tutti gli immigrati: “Meloni non è colpevole dei crimini commessi da suo padre, ma spesso sfrutta i reati commessi da alcuni stranieri, per criminalizzare tutti gli immigrati, descrivendoli minaccia alla sicurezza. In una democrazia ci sono responsabilità individuali, NON colpe/punizioni collettive”.

Aveva reagito anche la mamma di Meloni in una lettera, ci sono stati attacchi politici,

Continua a leggere - Rula Jebreal: "Dopo tweet su Meloni contro di me assalto razzista e misogino"

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“Noi siamo per un governo politico, poi se ci sono personaggi che hanno raccolto un’esperienza tale da essere nel governo pur non essendo parlamentare può accadere, ma che siano dei casi, non la regola”, puntualizza il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Sembra essere lui il ‘jolly’ della coalizione spesso preso in considerazione per le caselle più importanti come il Viminale, gli Esteri o la presidenza della Camera dei deputati. Punta ai politici e meno ai tecnici anche la Lega. Soprattutto dopo l’incontro di venerdì a Villa San Martino tra Berlusconi e il segretario del Carroccio, entrambi d’accordo su una cosa: gli elettori hanno scelto una maggioranza di centrodestra, serve quindi un governo con nomi di punta dello schieramento. Insomma, la premier

Continua a leggere - Ministri, il nuovo totonomi. Il 'jolly' Tajani per il Viminale, Esteri e Montecitorio. Ipotesi Nordio alla Giustizia

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ROMA – “Un governo di alto profilo”. Giorgia Meloni lo ha ribadito anche ieri mattina, nella sua visita ad Arcore tutt’altro che improvvisata. Ma dietro quest’esigenza, comune formalmente a tutto il centrodestra, in queste ore di trattative si vanno materializzando due visioni diverse. Da far conciliare e in tempi strettissimi, se davvero il nuovo esecutivo – come è nelle intenzioni – deve partire entro fine mese per far fronte a sfide che tolgono il sonno alla presidente in pectore, a partire dal caro energia. L’obiettivo della leader di FdI, e non da ora, è quello di un governo con un elevato tasso di tecnici di livello. Per uno standing che permetta di non far sfigurare l’Italia su

Continua a leggere - Interni, Esteri e Mef, è scontro sui tecnici. Lega e Forza Italia: "Ministri politici"

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MILANO – Si combatte gomito a gomito, con colpi bassi e calci negli stinchi, mentre uno in testa al corteo urla “via i bambini da lì davanti! Via i cani!”, avanza la falange compatta con alcuni centurioni alti e microfonati, poi lo staff e i dirigenti della Coldiretti che lanciano il coro “Giorgia! Giorgia!”, dietro il popolo che chiede un selfie o un sorriso. E dentro il pacchetto di mischia c’è lei, che quasi scompare, per arrivare a quel capino biondo bisogna spingere e menare duro, e infine appare.

“Bionda, è bionda. Ma è piccola, sembra una bambina, una fata”, dice una arrivata dall’Emilia con il pullman degli agricoltori. Non l’ha neanche vista ma l’ha votata, certo, “io

Continua a leggere - Anche gli agricoltori voltano le spalle a Salvini: "A noi ci pensa Giorgia"

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ROMA – È scontro sulla data del congresso “costituente”, ma anche sui modi in cui deve tenersi, se cioè è alle viste un vero e proprio scioglimento del Pd per creare un’altra “cosa” oppure una rigenerazione, che però non tocchi storia e forma del partito. La resa dei conti comincia da qui e dalle alleanze per le Regionali nel Lazio e in Lombardia.

Il Pd resta nel mirino. Matteo Renzi, che ha lasciato i Dem con una scissione nel 2019, ed è ora leader del Terzo Polo insieme con Carlo Calenda, interviene a gamba tesa: “Il Pd per come l’abbiamo conosciuto è finito. Ora tutti abbiano piena consapevolezza di questo: il Pd è il passato di questo Paese”.

Continua a leggere - Regionali e alleanze resa dei conti nei dem. Renzi: "Partito finito"

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Achille Occhetto, lei cambierebbe nome al Pd?
“Ho sempre sostenuto che uno dei difetti della Svolta, nel 1989, fu che l’attenzione si concentrò sul cambio del nome del Pci, quando invece sostenevo che prima andavano definiti i contenuti del nuovo partito: nomina sunt consequentia rerum”.

E quindi?
“Il Pd prima dovrebbe capire cosa vuole fare, chi intende rappresentare. Qual è la sua identità? Non lo sa più”.

Oggi cos’è?
“C’è chi lo definisce un partito radicale di massa, che ha separato i valori dei diritti civili da quelli sociali. Ma per i primi bastano delle semplici dichiarazioni, per i secondi invece bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno nella pratica sociale. È esattamente quello che non è avvenuto”.

Il Pd è diventato antipatico?
“Non c’è

Continua a leggere - Occhetto: "Il Pd è antipatico ma prima di cambiare nome deve trovare la sua identità"

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MILANO – La prima uscita pubblica dopo le elezioni di Giorgia Meloni è uno spot discretamente apparecchiato da parte di Coldiretti; al Castello Sforzesco di Milano c’è il pienone di visitatori per gli stand dei prodotti tipici, si cammina a fatica, e nel tendone dei dibattiti, quando arriva la presidente del Consiglio in pectore, parte un applauso caloroso. Quando dopo cinque minuti sale sul palco, uguale: le bandiere di Coldiretti – simbolo con vanga e spiga di grano al vento – e Rino Gaetano dagli altoparlanti, con il pezzo A mano a mano che è quello che ha aperto tutti i comizi di Fratelli d’Italia in campagna elettorale. Quindi è un po’ come giocare in casa e

Continua a leggere - Meloni imita Draghi: "Priorità alle bollette ma non faremo da soli"

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Gli italiani hanno paura. A partire dal raddoppio delle bollette. Ma perché, con questi problemi addosso, hanno votato un partito che invece vuole portarci fuori dall’Europa e dai diritti comuni acquisti? 

“Le motivazioni del voto sono le più varie e non credo che i rapporti con l’Europa siano stati al centro dell’attenzione della stragrande maggioranza degli elettori. Le scelte elettorali si sono orientate, mi pare, più per preoccupazioni, sentimenti e risentimenti immediati e concreti che per considerazioni istituzionali”.

E l’ipotesi di cambiare quella parte della Costituzione che impone all’Italia il rispetto degli obblighi europei non è certo stato il primo problema.

“Questa è solo apparentemente una questione secondaria. Anzi, potremmo dire che se si volesse aprire un contenzioso acuto tra

Continua a leggere - Zagrebelsky: "Incompatibile con l'Europa una Costituzione in chiave sovranista"

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“Conosco comunisti storici che hanno votato per Giorgia Meloni”, giura Umberto Croppi, il direttore di Federculture con un passato a destra. “E ai tempi di Matteo Renzi conoscevo fascisti incalliti che avevano preso la tessera del Pd pur di votarlo alle primarie”. Per Croppi questi due esempi sono la conferma della rottura dell’ultima illusione italiana: quella per cui esiste una tradizione a cui rifarsi nel segreto dell’urna.

Dio è morto, Marx pure e anche l’elettore non si sente molto bene. Il voto si è fatto liquido. Le vecchie certezze si sono incrinate. Croppi, che nel suo peregrinare inquieto, è stato anche tra i fondatori della Rete di Leoluca Orlando, racconta che l’ex sindaco di Palermo già trent’anni fa

Continua a leggere - I nomadi dell'urna

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Rula Jebreal attacca Giorgia Meloni sulla condanna del padre e Anna Paratore, mamma della premier in pectore, sbotta. Non ci sta e interviene difendendo le figlie, Giorgia e Arianna, contro le critiche per una vicenda legata al padre della leader FdI arrestato in passato per narcotraffico secondo la stampa spagnola. “Dopo che per anni ho sopportato i peggiori insulti nei confronti di Giorgia, bugie e mistificazioni di tutti i tipi, calunnie vergognose che, detto per inciso, se in Italia sei di destra non riesci nemmeno a far condannare in un’aula di tribunale, sono davvero stufa”, scrive Anna Paratore in una lettera postata sui social da vari parlamentari di Fratelli d’Italia, tra cui la deputata Elisabetta Gardini.

Le parole

Continua a leggere - La madre di Giorgia Meloni contro Rula Jebreal: "Si vergogni ad attaccare mia figlia usando la storia del padre"

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Le colpe dei padri e gli attacchi alle donne. Rula Jebreal era stata travolta dalle critiche per aver postato su Twitter la storia del papà del futuro premier Giorgia Meloni, arrestato per narcotraffico quasi 30 anni fa dopo aver abbandonato le figlie. Anche se aveva sottolineato che le colpe del papà non erano della figlia, come quelle di alcuni stranieri non sono di tutti gli immigrati: “Meloni non è colpevole dei crimini commessi da suo padre, ma spesso sfrutta i reati commessi da alcuni stranieri, per criminalizzare tutti gli immigrati, descrivendoli minaccia alla sicurezza. In una democrazia ci sono responsabilità individuali, NON colpe/punizioni collettive”.

Aveva reagito anche la mamma di Meloni in una lettera, ci sono stati attacchi politici,

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“Noi siamo per un governo politico, poi se ci sono personaggi che hanno raccolto un’esperienza tale da essere nel governo pur non essendo parlamentare può accadere, ma che siano dei casi, non la regola”, puntualizza il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Sembra essere lui il ‘jolly’ della coalizione spesso preso in considerazione per le caselle più importanti come il Viminale, gli Esteri o la presidenza della Camera dei deputati. Punta ai politici e meno ai tecnici anche la Lega. Soprattutto dopo l’incontro di venerdì a Villa San Martino tra Berlusconi e il segretario del Carroccio, entrambi d’accordo su una cosa: gli elettori hanno scelto una maggioranza di centrodestra, serve quindi un governo con nomi di punta dello schieramento. Insomma, la premier

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ROMA – “Un governo di alto profilo”. Giorgia Meloni lo ha ribadito anche ieri mattina, nella sua visita ad Arcore tutt’altro che improvvisata. Ma dietro quest’esigenza, comune formalmente a tutto il centrodestra, in queste ore di trattative si vanno materializzando due visioni diverse. Da far conciliare e in tempi strettissimi, se davvero il nuovo esecutivo – come è nelle intenzioni – deve partire entro fine mese per far fronte a sfide che tolgono il sonno alla presidente in pectore, a partire dal caro energia. L’obiettivo della leader di FdI, e non da ora, è quello di un governo con un elevato tasso di tecnici di livello. Per uno standing che permetta di non far sfigurare l’Italia su

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MILANO – Si combatte gomito a gomito, con colpi bassi e calci negli stinchi, mentre uno in testa al corteo urla “via i bambini da lì davanti! Via i cani!”, avanza la falange compatta con alcuni centurioni alti e microfonati, poi lo staff e i dirigenti della Coldiretti che lanciano il coro “Giorgia! Giorgia!”, dietro il popolo che chiede un selfie o un sorriso. E dentro il pacchetto di mischia c’è lei, che quasi scompare, per arrivare a quel capino biondo bisogna spingere e menare duro, e infine appare.

“Bionda, è bionda. Ma è piccola, sembra una bambina, una fata”, dice una arrivata dall’Emilia con il pullman degli agricoltori. Non l’ha neanche vista ma l’ha votata, certo, “io

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ROMA – È scontro sulla data del congresso “costituente”, ma anche sui modi in cui deve tenersi, se cioè è alle viste un vero e proprio scioglimento del Pd per creare un’altra “cosa” oppure una rigenerazione, che però non tocchi storia e forma del partito. La resa dei conti comincia da qui e dalle alleanze per le Regionali nel Lazio e in Lombardia.

Il Pd resta nel mirino. Matteo Renzi, che ha lasciato i Dem con una scissione nel 2019, ed è ora leader del Terzo Polo insieme con Carlo Calenda, interviene a gamba tesa: “Il Pd per come l’abbiamo conosciuto è finito. Ora tutti abbiano piena consapevolezza di questo: il Pd è il passato di questo Paese”.

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Achille Occhetto, lei cambierebbe nome al Pd?
“Ho sempre sostenuto che uno dei difetti della Svolta, nel 1989, fu che l’attenzione si concentrò sul cambio del nome del Pci, quando invece sostenevo che prima andavano definiti i contenuti del nuovo partito: nomina sunt consequentia rerum”.

E quindi?
“Il Pd prima dovrebbe capire cosa vuole fare, chi intende rappresentare. Qual è la sua identità? Non lo sa più”.

Oggi cos’è?
“C’è chi lo definisce un partito radicale di massa, che ha separato i valori dei diritti civili da quelli sociali. Ma per i primi bastano delle semplici dichiarazioni, per i secondi invece bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno nella pratica sociale. È esattamente quello che non è avvenuto”.

Il Pd è diventato antipatico?
“Non c’è

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MILANO – La prima uscita pubblica dopo le elezioni di Giorgia Meloni è uno spot discretamente apparecchiato da parte di Coldiretti; al Castello Sforzesco di Milano c’è il pienone di visitatori per gli stand dei prodotti tipici, si cammina a fatica, e nel tendone dei dibattiti, quando arriva la presidente del Consiglio in pectore, parte un applauso caloroso. Quando dopo cinque minuti sale sul palco, uguale: le bandiere di Coldiretti – simbolo con vanga e spiga di grano al vento – e Rino Gaetano dagli altoparlanti, con il pezzo A mano a mano che è quello che ha aperto tutti i comizi di Fratelli d’Italia in campagna elettorale. Quindi è un po’ come giocare in casa e

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Gli italiani hanno paura. A partire dal raddoppio delle bollette. Ma perché, con questi problemi addosso, hanno votato un partito che invece vuole portarci fuori dall’Europa e dai diritti comuni acquisti? 

“Le motivazioni del voto sono le più varie e non credo che i rapporti con l’Europa siano stati al centro dell’attenzione della stragrande maggioranza degli elettori. Le scelte elettorali si sono orientate, mi pare, più per preoccupazioni, sentimenti e risentimenti immediati e concreti che per considerazioni istituzionali”.

E l’ipotesi di cambiare quella parte della Costituzione che impone all’Italia il rispetto degli obblighi europei non è certo stato il primo problema.

“Questa è solo apparentemente una questione secondaria. Anzi, potremmo dire che se si volesse aprire un contenzioso acuto tra

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“Conosco comunisti storici che hanno votato per Giorgia Meloni”, giura Umberto Croppi, il direttore di Federculture con un passato a destra. “E ai tempi di Matteo Renzi conoscevo fascisti incalliti che avevano preso la tessera del Pd pur di votarlo alle primarie”. Per Croppi questi due esempi sono la conferma della rottura dell’ultima illusione italiana: quella per cui esiste una tradizione a cui rifarsi nel segreto dell’urna.

Dio è morto, Marx pure e anche l’elettore non si sente molto bene. Il voto si è fatto liquido. Le vecchie certezze si sono incrinate. Croppi, che nel suo peregrinare inquieto, è stato anche tra i fondatori della Rete di Leoluca Orlando, racconta che l’ex sindaco di Palermo già trent’anni fa

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Rula Jebreal attacca Giorgia Meloni sulla condanna del padre e Anna Paratore, mamma della premier in pectore, sbotta. Non ci sta e interviene difendendo le figlie, Giorgia e Arianna, contro le critiche per una vicenda legata al padre della leader FdI arrestato in passato per narcotraffico secondo la stampa spagnola. “Dopo che per anni ho sopportato i peggiori insulti nei confronti di Giorgia, bugie e mistificazioni di tutti i tipi, calunnie vergognose che, detto per inciso, se in Italia sei di destra non riesci nemmeno a far condannare in un’aula di tribunale, sono davvero stufa”, scrive Anna Paratore in una lettera postata sui social da vari parlamentari di Fratelli d’Italia, tra cui la deputata Elisabetta Gardini.

Le parole

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